MONTAGNA NOSTRA
Associazione per la tutela e la valorizzazione della qualità del patrimonio naturale ed ambientale dell’Alta Valle Susa
Bardonecchia, 25 maggio 2007
Alla Regione Piemonte
Ufficio Deposito Progetti
Via Principe Amedeo 17
10123 TORINO
OGGETTO: T4 Traforo del Frejus Galleria di sicurezza Ø = 8 metri. Osservazioni.
Visto l’avviso pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte n.16 del 19.4.2007 (annunci legali) con cui venne comunicato l’avvenuto deposito in data 28.3.2007, da parte di SITAF Spa, degli elaborati progettuali inerenti la cosiddetta “galleria di sicurezza” del Traforo T4;
Visti gli elaborati relativi al progetto definitivo ed allo studio di impatto ambientale;
La scrivente Associazione osserva quanto segue:
E’ necessario far notare che, nonostante le enunciazioni spesso diffuse circa la necessità di condividere con il Territorio le grandi Opere, ancora una volta si giunge all’esame di un progetto definitivo senza che si sia compiuto un percorso di informazione e consultazione con le popolazioni interessate, in spregio alle più elementari esigenze di una democrazia effettiva e partecipata disattesa però nei fatti e nei comportamenti.
Anche il rapporto con gli Enti Territoriali (Regione – Provincia – Comunità Montane – Comuni) pare interpretato dal soggetto proponente più come un momento teso ad ottemperare esclusivamente ad obblighi connessi al percorso autorizzativi, che come momento di concertazione e confronto teso ad individuare soluzioni in grado di coniugare le condivisibili esigenze di sicurezza del tunnel e quelle, altrettanto importanti, delle popolazioni, in termini di salute e tutela dell’ambiente e del tessuto socio-economico della Valle.
Il progetto prevede la realizzazione di una seconda canna definita “di sicurezza” del diametro di 8 metri: tale scelta progettuale risponde, a parere dell’associazione scrivente, esclusivamente ad una logica di interessi economici della Società proponente comportando, nel contempo, danno ambientale e socio economico per il territorio e per la popolazione. Danno ambientale derivante dall’esecuzione del tunnel, dalle opere esterne, dalla estrazione e movimentazione del materiale inerte. Danno socioeconomico in ordine all’impatto ambientale e paesaggistico e sul tessuto produttivo del territorio basato sull’economia turistica.
La scelta, non obbligatoria, di realizzare un secondo tunnel, anziché intervenire sull’esistente adeguandolo alle prescrizioni di legge inerenti la sicurezza (rifugi a congrua distanza e dotazioni tecnologiche specifiche, come realizzato ad esempio nel traforo del Monte Bianco), rappresenta, a parere dell’associazione scrivente, la soluzione più impattante, potenzialmente ambigua, di parte ed imposta al territorio.
Impattante per tutte le motivazioni richiamate nel presente documento e relative alle varie componenti ambientali ed al tessuto socioeconomico. Potenzialmente ambigua perché la larghezza della cosiddetta canna di sicurezza, di 8 metri, è superiore a quella delle canne di esercizio della gran parte dei trafori alpini (traforo del Monte Bianco, Tenda, Gottardo etc.) e potrebbe, proprio per le sue dimensioni, essere in futuro adibita a tunnel di esercizio, anche solo con modesti interventi di adeguamento e normativi.
Di parte in quanto la scelta è stata compiuta ignorando gravemente le problematiche e le necessità dell’ambiente e del territorio, ispirata dall’interesse di realizzare i lavori senza interrompere gli attuali flussi di transito nel tunnel; ed i relativi proventi. L’adeguamento del traforo del Monte Bianco è stato invece realizzato interrompendo temporaneamente il traffico. Imposta al territorio in quanto effettuata attraverso un percorso di esclusione dalle scelte delle amministrazioni e della popolazione.
Dall’analisi degli strumenti di programmazione territoriale emerge che tutti i siti interessati sono classificati tra i territori con elevate specificità ambientali, sia di carattere paesaggistico sia di carattere specificamente ambientale, connesse alla qualità degli ambiti naturali, a quelle dei beni architettonici, urbanistici, archeologici e storico-ambientali con vocazioni e funzioni turistiche.
Tali attenzioni pur richiamate nel quadro programmatico del SIA risultano di fatto disattese ove si confrontino il quadro progettuale e le prescrizioni degli strumenti elaborati da Regione, Provincia ed Amministrazioni Comunali.
Ove quest’opera venisse così realizzata ne deriverebbe una assoluta inefficacia di fatto del quadro programmatorio, costruito in interi decenni per la tutela del territorio ed il suo armonico e sostenibile sviluppo.
Dal confronto tra le previsioni e le prescrizioni dei vari strumenti di programmazione territoriali e le previsioni progettuali risulta a nostro avviso che l’opera è incompatibile con gli indirizzi generali e specifici della programmazione territoriale individuata da Regione, Provincia e Amministrazioni Comunali per il territorio della Valle di Susa.
Si veda allegata scheda 1
Nello stesso SIA si ammette che non sia trascurabile l’elevata pericolosità di trasporto solido di materiale in occasione di eventi meteorici estremi, con possibili incrementi dell’apporto di materiale solido torrentizio da parte dell’attività gravitativa e da quella valanghiva.
E’ necessario sottolineare che l’aumento del dissesto nella parte bassa del torrente Rochemolles è stato in buona parte provocato dall’eliminazione della “cassa di espansione” esistente un tempo laddove ora è collocata la discarica del traforo autostradale. Questi interventi, realizzati in epoca in cui le conoscenze e le sensibilità in materia di tutela degli assi fluviali non erano paragonabili a quelle attuali, impediscono la laminazione delle piene (con conseguente perdita di energia e deposito del materiale solido fluitati) a monte dell’abitato. Nell’anno 2000, in occasione dell’evento alluvionale, tutta la parte bassa dell’abitato di Bardonecchia (Via Sommeiller ed area sottopasso) ha corso grave rischio di inondazione (è stato persino necessario lo sgombro degli abitanti di alcune case di via Sommeiller).
Nel contempo il SIA omette di segnalare che il dissesto del versante sud dello Jafferau in zona Malrif ed i crolli della costiera Melmise-Les Aies sono in costante crescita con gravissimo potenziale pericolo di aumento del trasporto solido. In particolare è possibile, in caso di eventi estremi, l’innescarsi di fenomeni di “ostruzione”, anche di notevoli dimensioni, dell’asta torrentizia a monte dell’imbocco del traforo con rilascio improvviso di colate liquide e lave torrentizie e conseguente “effetto Vajont” o “Sala” e grave pericolo per la parte bassa di Bardonecchia nonché per l’intera area del portale del Frejus e con possibilità di massiccia erosione e fluitazione della discarica già esistente (quella del vecchio tunnel autostradale).
Le conclusioni del SIA paiono pertanto in aperta contraddizione ed incompatibili con le considerazioni soprariportate.
Queste valutazioni non furono, probabilmente, effettuate all’epoca di realizzazione del traforo autostradale, ma alla luce del potenziale aggravamento della situazione idrogeologica legata al progetto della canna di sicurezza, risultano oggi doverose e, a parere dell’associazione scrivente, ostative alla realizzazione dell’opera.
In merito alla possibilità di intercettazione delle falde che alimentano le sorgenti naturali non viene fatta un’analisi dettagliata riferita alle sorgenti del vallone del Frejus che alimentano tutto il sistema ecologico di boschi e pascoli dell’intero vallone con le captazioni idropotabili di numerose borgate (Vernet e Chaffaux) e dei punti di abbeveraggio dell’alpeggio Pian delle Stelle (uno dei più grandi del Piemonte con otre 350 capi bovini).
L’importanza delle sorgenti in aree montane è di primaria importanza sia per la sopravvivenza degli ecosistemi che per la conseguente articolazione del paesaggio, a sua volta di fondamentale importanza nel contesto socioeconomico turistico della valle.
Dal SIA emerge semplicemente una , pur preoccupante, previsione di drenaggio di 20 litri al secondo e l’ammissione dell’avvenuto drenaggio del contorno già per effetto del tunnel esistente, a conferma del gravo impatto sulle risorse idriche sotterranee di un opera invasiva quale è un traforo.
Per quanto riguarda l’impatto sulla qualità dell’aria il SIA prevede unicamente il rispetto degli standard di legge senza tenere conto delle necessità, peculiari per le aree a vocazione turistica, di un elevato standard di qualità dell’aria.
Appartiene all’immaginario collettivo pretendere di respirare “aria buona” in montagna e non solo “aria respirabile”.
Risulta, a parere dell’associazione scrivente, assai difficile il mantenimento di livelli di eccellenza della qualità dell’aria, alla luce delle attività di cantiere e di traffico che si protrarranno per oltre sei anni, sovrapponendosi al traffico che già giornalmente percorre la valle ed il tunnel.
Già oggi l’intenso traffico provoca livelli di inquinamento preoccupanti, riscontrati dalle centraline di rilevazione ARPA di Oulx, Susa e Buttigliera, che sono un evidente segnale di caduta di qualità.
Per quanto riguarda il rumore si richiamano le considerazioni esposte in relazione alla qualità dell’aria. Anche in questo caso il SIA non affronta la questione del rumore in area montana dove i rumori di fondo valle si propagano fino a quota elevata per un effetto di “rimbalzo” sui versanti creando disturbo sia ai frequentatori della montagna sia alla fauna. Il fenomeno è particolarmente già oggi evidente e percepito in particolare dagli abitanti della Frazione Millaures e del Borgo nuovo. Non è inoltre sicuramente un elemento di attrazione turistica anche nel caso in cui i decibel rientrino nei limiti di legge.
Per la componente paesaggistica il SIA, riferito al portale e strutture annesse (centrale di ventilazione, ponti e passerelle, posteggi, strutture esterne etc.), riconosce una mitigabilità solo “parziale” dell’impatto. Non potrebbe essere altrimenti considerate le dimensioni sia del cantiere che delle installazioni definitive connotate da caratteristiche architettoniche non riconducibili a quelle del territorio alpino, ma piuttosto riconducibili ad un paesaggio di area urbana-industriale.
Risulta inoltre del tutto opinabile quanto affermato nelle conclusioni del SIA relative a questo punto (7.5 SIA parte terza):
“Il rifacimento dell’imbocco del tunnel a becco di flauto, la riorganizzazione del piazzale ed il mascheramento di alcune delle nuove opere civili (interramento e copertura dei solai) si possono considerare, a tutti gli effetti, degli interventi di riqualificazione paesaggistica del sito”.
Preoccupa ancora la contraddizione tra “buone intenzioni “(espresse nel SIA in merito alla riqualificazione ambientale) e la realtà oggettiva dei siti interessati nel recente passato dai lavori di realizzazione della quarta corsia, dove la riqualificazione o mitigazione è riassumibile nel posizionamento di teli verdi che imitano l’erba (ma la imitano solamente nella stagione primaverile).
E’ inoltre innegabile e percepibile da qualunque prospettiva di visibilità nella conca di Bardonecchia, l’ingombrante presenza e l’impatto negativo di autostrada, viadotti, svincoli e tunnel, nonostante il tempo trascorso dalla realizzazione delle opere ed ai palliativi tentativi di mitigazione.
Il progetto prevede una discarica a Bardonecchia (in ricarica di quella esistente del primo traforo autostradale), una a Chiomonte (Loc. La Maddalena) una terza a Meana, (Loc. Cantalupo) ed una quarta a Gravere (loc. Pian Barale), in cui collacarte circa 700.000 metri cubi di inerti (pari alla portata di 35.000 camion).
Il SIA definisce il livello di impatto per la discarica di Bardonecchia ALTO, con il disboscamento dell’area, il regresso del processo di rinaturalizzazione e la costruzione di imponenti strutture di sostegno.
L’impatto della discarica di Chiomonte è definito MEDIO, anche se in seguito si ammette che “a fronte di un impatto ALTO per la vicinanza di elementi antropici di elevato valore” (vigneti ed area archeologica) “un adeguato ed attento recupero dell’area a fine lavori consentirà di ottenere un impatto complessivo positivo sul contesto circostante”.
L’impatto sulle discariche di Meana e Gravere viene classificato come BASSO, ma anche in questo caso si ammette che “a fronte di un impatto ALTO, in fase di cantiere nei confronti della popolazione locale, a fine lavori si avrà un completo e definitivo recupero dell’area che consentirà di ottenere un impatto complessivo positivo sul contesto circostante”.
Di fatto è invece prevedibile, a nostro avviso, un impatto MOLTO ALTO di tutte le discariche in progetto estensibile, in relazione al transito dei mezzi di trasporto ed alla durata dei cantieri, a tutto il territorio dell’Alta Valle ed al Comune di Susa.
Questa sensibilità, legata alla profonda conoscenza e all’attaccamento della popolazione al suo territorio, è chiaramente emersa nelle prese di posizione contrarie dei comuni di Bardonecchia, Chiomonte, Meana, Gravere e Susa e viene ampiamente condivisa anche dalla nostra associazione.
La scelta progettuale è in contrasto con la vocazione turistica della Valle di Susa e il livello di sicurezza della popolazione e dei territori.
Gravissime sarebbero le conseguenze sull’organizzazione turistica dell’intera Provincia di Torino anche in relazione al percorso di creazione di una ATL unica per tutto il territorio provinciale, ispirata alle caratteristiche turistiche della Valle di Susa in sinergia con il sistema “Torino città turistica”.
Questa nuova organizzazione soffrirebbe oltre che dei danni oggettivi all’ambiente ed alla sua funzione di attrattività, anche di un pesante danno di immagine.
Le gravi ricadute negative risultano inoltre in aperta contraddizione con le prospettive di valorizzazione delle positive ricadute dell’evento Olimpico 2006 sulla Valle e sulla Città di Torino, rischiando di disperdere il valore aggiunto, in termini di immagine ed investimenti, di “Torino 2006”.
In questo quadro è necessario sottolineare l’assenza di una attenta valutazione circa l’impatto delle scelte progettuali sulla componente antropica in particolare sulle interazioni tra l’attività turistica (di Bardonecchia, dell’Alta Valle Susa come comprensorio interdipendente e il sistema turistico montano unico, e dell’intera ATL della Provincia di Torino) e la realizzazione di una struttura con forte impatto sul territorio sia in fase di cantiere che in fase di esercizio.
La scelta progettuale è in contrasto con il principio della pari dignità delle popolazioni e dei territori alpini. Le problematiche relative al traffico, all’ambiente, alla qualità della vita delle popolazioni vengono affrontate in modo assai diverso, creando effetti, anche di carattere socioeconomico, negativi a discapito di alcune rispetto alle altre:
In caso contrario viste le forme di tutela che la regione Valle d’Aosta ha già messo in essere (divieto di circolazione merci pericolose, controllo del flusso dei TIR ecc…) progressivamente il traforo del Frejus si trasformerebbe in un attrattivo asse privilegiato di transito commerciale (con aumento dei transiti) e il traforo del M. Bianco in asse di transito prevalentemente turistico.
Si ritiene poi che la scelta progettuale sia in contrasto con l’auspicabile e unanimemente condivisa, spesso solo a parole, necessità di trasferire su rotaia il trasporto delle merci per ridurre il livello di emissioni (CO2 – PM ecc…) nella Pianura Padana e con i principi della Convenzione per la Protezione delle Alpi (che impegna gli Stati a non realizzare nuove linee di trasporto su gomma a favore del trasferimento del traffico delle merci su rotaia nel rispetto delle specificità ambientali e delle necessità di conservazione e tutela dei territori montani).
Tutte le sopraelencate osservazioni e considerazioni sono da ritenersi, a parere dell’associazione scrivente, ostative alla realizzazione dell’opera in progetto.
Ne consegue l’opportunità di percorrere altre alternative progettuali compatibili con il contesto ambientale e socioeconomico della Valle di Susa, traducendo in comportamenti virtuosi, concreti e conseguenti, le enunciazioni di principio, le previsioni e le prescrizioni degli strumenti di programmazione predisposti dagli Enti territoriali competenti.
Le osservazioni contenute nella presente sono inoltre condivise da:
PRO NATURA VALSUSA
per IL COMITATO HABITAT (Condove) Claudio GIORNO