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Perché se il problema vero è quello della sicurezza esistono soluzioni alternative per garantire la sicurezza senza realizzare un altro traforo
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Perché la scelta di realizzare il secondo tunnel è solamente basata su logiche ed interessi aziendali e non – come è stato affermato scorrettamente – imposta dalle vigenti normative (è più comodo e conveniente fare un nuovo tunnel lasciando in pieno esercizio l'attuale, e garantire la continuità dei proventi da pedaggio, che realizzare interventi sul tunnel attuale ed essere costretti ad attivare sensi unici alternati o periodi di chiusura del traforo, perdendo parte dei pedaggi)
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Perché gli interessi e le problematiche della Valle di Susa, e della gente che in essa vive, devono essere prevalenti rispetto a quelli della Società concessionaria del traforo e dell’autostrada
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Perché in Valle d’Aosta il problema della sicurezza è stato risolto senza realizzare un secondo tunnel
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Perchè se il tunnel del Frejus non offre oggi le necessarie garanzie di sicurezza è necessario adottare immediatamente (e non eventualmente tra sette od otto anni) i provvedimenti necessari per renderlo sicuro e tra questi provvedimenti in primis quello della radicale riduzione dei transiti in modo da riportarlo a condizioni di sicurezza accettabili.
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Perché la sicurezza deve essere garantita a tutti, fuori e dentro il tunnel, e non solo a chi percorre la galleria del Frejus o ci lavora (sicurezza di qualità dell’aria che respiriamo, sicurezza nei confronti del trasporto di merci pericolose, garanzie anche all’esterno di tunnel ed autostrada in caso di gravi incidenti, garanzie di vivibilità della valle, garanzie per la qualità dell’ambiente etc.).
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Perché è una scelta (legge obiettivo) fatta senza consultare le amministrazioni e la gente della Valle di Susa: un conto è decidere e condividere insieme “se e come fare un’opera” ,un altro è comunicare alla gente ed alle amministrazioni, scelte già decise, addirittura presentare già i progetti dell’opera
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Perché quella che chiamano canna di sicurezza è in realtà, viste le dimensioni proposte (larghezza di 8 metri per una lunghezza di circa 13 km), un vero e proprio secondo traforo (l’attuale è largo 9 metri).
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Perché il progetto è impattante: un'altra inutile violenza alla montagna, anni di cantiere (previsioni ottimistiche 6-7 anni, ma i tempi non vengono quasi mai rispettati), disagi, costruzione di opere impattanti in area a rischio idrogeologico, drenaggio delle acque sotterranee, aumento di traffico di mezzi pesanti, rumori, polveri, inquinamento, estrazione di un grande volume di materiale, trasporti, depositi e discariche di tale materiale
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Perchè in Francia a pochi chilometri da Modane, e precisamente ad ORELLE, c’è un altro tunnel sull’autostrada del Frejus, un tunnel di quasi 4 chilometri CHE HA UNA SOLA CANNA. E per il momento non si parla di un suo raddoppio. Allora la massima sicurezza serve solo per il traforo del Frejus???
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Perché la realizzazione di una seconda canna, e soprattutto di queste dimensione, lascia adito ad ambiguità e preoccupazioni: possibile ulteriore aumento del traffico di merci su gomma e conseguenti ricadute negative sul territorio (dal maggiore inquinamento al danno ambientale)
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Perché già oggi i livelli di inquinamento e di caduta di qualità dell’aria sono evidenti e preoccupanti
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Perché questa valle è già compromessa e danneggiata dall’autostrada (dal punto di vista paesaggistico ed ambientale) e già sopporta un volume di traffico pesante (1/3 del totale delle merci che attraversa le Alpi)
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Perché questa valle non trae alcun beneficio dal traffico di mezzi pesanti che la percorre che anzi comporta danno all’ambiente alpino ed oneri per la collettività
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Perché dal secondo buco verranno estratti oltre 650.000 metri cubi di smarino (un “cubone” di 65 metri di altezza, cioè una casa di ventidue piani, con base grande come due campi da calcio affiancati) da depositare in discariche a Bardonecchia, Chiomonte, Meana etc.
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Perché tale scelta contrasta con le finalità della Convenzione delle Alpi (Protocollo Trasporti), il trattato che vincola i Paesi alpini (sottoscritto anche dall’Italia) a misure esplicite di orientamento della mobilità verso il mezzo ferroviario
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Perché l’impatto dei lavori e del potenziale incremento di traffico non sono compatibili ne’ con le attività economiche della Bassa Valle né con la vocazione turistica dell’Alta Valle Susa
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Perché non crediamo più alle promesse ed assicurazioni fatte da chi prima ci racconta che la seconda canna è un obbligo imposto dall’Unione Europea e poi ci dice che “non ci sarà aumento di traffico”
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Perché sappiamo che le leggi, le norme ed i regolamenti si fanno e si disfano e si modificano continuamente,e spesso sotto la spinta di forti interessi. Oggi si promette e garantisce l’utilizzo delle seconda canna solo per esigenze di sicurezza; domani le promesse e le garanzie potranno – come spesso avviene – essere dimenticate ed il secondo tunnel essere utilizzato (con modesti interventi) come vera e propria seconda canna di esercizio.
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Perché le ricadute ed esperienze negative delle opere realizzate nel recente passato (autostrada e primo tunnel autostradale) hanno dimostrato la scarsa attenzione alle problematiche del territorio da parte della Società concessionaria che considera questa valle come un semplice corridoio di transito di mezzi e merci in cui esercitare la riscossione di redditizie “gabelle”, senza preoccuparsi degli effetti negativi che il traffico arreca all’aria, all’ambiente ed alla gente che qui vive.
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Perché non esiste – e non vogliamo accettare - nessuna possibile “compensazione” in grado di attenuare la compromissione del territorio e la caduta di qualità della vita e dell’ambiente della nostra valle.
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Perché la montagna e l’ambiente alpino sono sistemi ecologici fragili e delicati, già molto compromessi, che è necessario rispettare, tutelare e garantire al meglio delle loro condizioni per il nostro futuro e quello delle prossime generazioni.
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Perché il Ministro Di Pietro ad Aosta il 30 aprile 2007 ha detto: Niente raddoppio del tunnel del Bianco ma messa in sicurezza e sviluppo della rete ferroviaria. E riteniamo che non sia giusto che esistano valli di serie A (in cui si presta attenzione all’ambiente ed alla vocazione turistica del territorio, come la Valle d’Aosta) e valli di seri B (destinate a corridoio di traffico merci, come la Valle di Susa).
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Perché siamo stufi di sentire continuamente da parte di politici ed amministratori, enunciazioni di principio e formali proclami a favore dell’ambiente e della necessità di tutela della montagna e poi nella realtà, assistiamo a quotidiane e continue violenze al territorio che originano da scelte evidentemente contraddittorie con tali proclami ed enunciati.
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Perché l’esperienza della lotta contro il TAV ha dimostrato che la volontà e l’attenzione della gente alle problematiche del territorio può fermare le scelte sbagliate e le opere nocive e non necessarie ispirate solo dalla logica del profitto di alcuni a scapito dell’interesse collettivo.